L'appello
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Viviamo tempi terribili. Tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia.
Torino, dove si lavora e si muore come nell’800.
Torino, luci d’artista e sbornia post olimpica, dove si progettano scintillanti grattacieli e devastanti TAV,
dove c’è chi all’una di notte, quando in cento locali scorre la movida, crepa orrendamente.
Il fatto è che non è solo, il fatto è che tutti i giorni, tutte le ore, tutti i minuti, c’è chi per vivere rischia di morire,
scambiando il rischio della propria morte con il tozzo di pane che gli permette di continuare a vivere: e a rischiare di morire.
Chiamano benessere e ricchezza nazionale i profitti dei padroni.
Sarebbe tempo di cambiare il senso alle parole ed alla storia e
chiamare ricchezza la salute, il benessere e la libertà di tutti.
A sette operai di Torino è stato cancellato il futuro in una fiammata straziante.
A noi tutti lo cancellano ogni giorno, ora per ora,
mentre lavoriamo per il profitto di lor signori.
La ferocia del capitale, del capitale che sfrutta ed uccide, va troppo spesso in secondo piano:
politici e media ci forniscono ogni giorno un nemico da battere:
straniero, diverso, pericoloso.
Torino, dove la strage alla Thyssenkrupp ha mostrato la cruda realtà di ogni giorno.
Ovunque.
Viviamo tempi terribili. Tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia.
Torino, dove i fascisti bruciano con le
molotov un campo rom, i media falsificano, minimizzano, arrivano a
incitare all’odio. Fuori, tra la gente, c’è anche chi applaude, mentre
i più, soffocati dall’indifferenza, tacciono.
Torino, dove una donna che accompagna i figli a scuola viene
picchiata per strada. Un fatto che non diventa neppure una notizia: la
donna è rom.
Torino, dove in soli tre anni otto immigrati sono morti durante
controlli di polizia, mentre si moltiplicano i comitati razzisti e
fascisti, che alternano le manifestazioni di piazza alle ronde notturne
contro immigrati, rom, tossici.
Viviamo tempi terribili. Tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia.
Torino, dove le autorità cittadine
salutano i militari che partono per la guerra in Afganistan, la
chiamano “missione di pace” e piace a tutti, quelli di destra e quelli
di sinistra che spendono milioni perché i “nostri” ragazzi in divisa
vadano ad insegnare agli afgani a gestire galere, tribunali e polizia.
La lezione di Bolzaneto e della Diaz, la lezione dei torturatori e
assassini di ogni dove.
Torino, dove mancano 1800 posti negli asili ma i soldi non ci
sono. Torino, dove ci vogliono sei mesi per una visita in ospedale ma i
soldi per pagare i militari che fanno saltare le ambulanze come in Iraq
nel 2004, si trovano sempre.
Viviamo tempi terribili. Tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia.
Torino dove, l’11 giugno del 2005, i fascisti accoltellarono, entrando
di notte nella loro casa, due anarchici. La settimana successiva il
corteo, indetto per rompere il silenzio intorno alla gravissima
vicenda, venne caricato dalla polizia.
Il 10 dicembre scorso gli antifascisti sono stati condannati a pene tra
i 9 mesi e l’anno e 8 mesi per “resistenza”. Erano stati accusati di
“devastazione e saccheggio”, lo stesso reato per il quale a Milano e a
Genova sono stati condannati decine di manifestanti. Un reato da tempi
di guerra per manifestazioni di piazza. Decine di anni di galera per
impedire la libertà di manifestare.
Viviamo tempi terribili. Tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia.
Torino, dove, i tanti, i più, quelli
che faticano ad arrivare alla fine del mese, quelli stritolati dalla
precarietà del lavoro, dalla ferocia padronale, invisibili e dolenti,
restano sullo sfondo di una questione sociale che è bestemmia nominare.
Le destre e le sinistre evocano una presunta “emergenza sicurezza”,
individuando negli ultimi, negli immigrati poveri i capri espiatori da
offrire in sacrificio, per allontanare lo spettro che i penultimi si
alleino agli ultimi, che l’odio lasci il posto alla solidarietà. E
dalla solidarietà la capacità di opporsi ai nemici veri, quelli che
lucrano sulle nostre esistenze, quelli per i quali una vita non vale i
20 euro per ricaricare un estintore.
Viviamo tempi terribili. Tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia.
Occorre rompere il silenzio, resistere
alla ferocia. E serve farlo subito, in tanti, senza deleghe ad alcuno,
perché stiamo scivolando in un baratro. Hanno cominciato dagli ultimi,
dai poveri, dagli immigrati, dai lavoratori, dagli oppositori politici,
ma se non li fermiamo andranno avanti.
Il momento è difficile. Occorre che tutti si mettano in gioco per
fare barriera contro la barbarie che avanza. Ogni giorno. Non solo a
Torino. Ma Torino è luogo ove le luci e le ombre sono più nitide, dove
le strategie di repressione e controllo sociale trovano un laboratorio
adatto.
Per questo invitiamo tutti a scendere in piazza il 19 gennaio a Torino.
Servono spazi per dare volto a chi non l’ha, per raccontare le
storie che nessuno racconta, per portare in piazza le vicende dei rom,
degli antifascisti, di chi muore di lavoro, di chi lotta contro il Tav,
di chi vuole tagliare le basi alla guerra, di chi crede che un mondo
altro sia possibile e terribilmente urgente.
Assemblea antifascista e antirazzista riunita a Torino il 19 dicembre 2007
Non saranno graditi i simboli dei partiti (tutti quelli che siedono in
parlamento)
che hanno aperto i CPT, votato la guerra, la precarietà, le
leggi razziste…
e tutto quello che rende la vita di noi tutti misera
e senza libertà.
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